Nei confronti degli individui reclusi nei campi di Moria e di Idomeni noi chiediamo l’applicazione della cosiddetta “clausola di sovranità”.

Lo stato dell’UE che deve decidere sulle domande di asilo politico e di protezione internazionale è – di norma – il primo dove arrivano i migranti.

Questo ha portato una forte pressione su Grecia e Italia, che devono far fronte ad oltre 800.000 persone all’anno, molte delle quali richiedenti asilo, assicurando nel contempo ad esse il godimento dei loro diritti ed una sistemazione dignitosa.

Dopo il loro arrivo sul territorio greco alcune di queste persone non possono muoversi: vivono in campi dove le condizioni minime di tutela dei diritti fondamentali e sociali non sono garantite. I casi più clamorosi sono quelli di Idomeni e Moria, dove migliaia di persone sono ammassate senza reali servizi diretti ad assicurare loro la possibilità di inoltrare la domanda di asilo politico e con forti limitazioni nel godimento dei diritti umani fondamentali.

L’art.17, primo comma, del Regolamento di Dublino III, il quale decide quale Paese dell’UE deve provvedere all’esame di una domanda di asilo ed alla tutela dei diritti del richiedente, stabilisce che “ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel presente regolamento”.

Perciò, in virtù di tale clausola di sovranità, ogni Stato membro dell’Unione Europea, sulla base di considerazioni umanitarie o compassionevoli, può decidere di liberare i migranti che vivono in condizioni di gravi difficoltà a Moria ed Idomeni, dar loro una sistemazione degna, esaminare la loro richiesta di accedere alla protezione internazionale ed eventualmente offrire loro la tutela dei diritti connessi allo status di rifugiato.

E’ il momento che gli Stati fondatori dell’UE (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi), in virtù della loro storia e del ruolo giocato all’interno dell’Unione per promuovere il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità di ogni uomo, esercitino tale sovranità dividendosi pro quota l’esame delle domande di protezione internazionale delle persone recluse a Moria ed Idomeni, assicurando nel contempo ad ogni migrante condizioni di vita dignitose e l’esercizio delle libertà civili.